domenica 15 gennaio 2017

GRAVITY RUSH, PS Vita



VOLARE... OH... OH...



Titoli di coda su Gravity Rush, uno dei primi titoli sviluppati per PSVita, scritto da Naoko Sako, l'ideatore del primo Silent Hill. 

Finalmente una boccata d'aria fresca nel panorama videoludico che come già detto in altre circostanze stenta a sfornare nuove IP. Le potenzialità della console portatile Sony sono sfruttate a dovere (forse alla pari di Uncharted Golden Abyss) soprattutto per quel che concerne i comandi e la funzione oscilloscopio della stessa. 

Qualche problema di regolazione della telecamera automatica ma comprensibile dato che la protagonista, in grado di esercitare poteri gravitazionali incredibili grazie all'aiuto di un gatto, può muoversi virtualmente in ogni dimensione!

Il gioco è piacevole, solo occasionalmente frustrante ma col progredire del personaggio ciò che sembra all'inizio insormontabile si supera con una certa facilità. Il taglio è assolutamente nipponico! Sicuramente un titolo da avere sulla handeld di casa Sony.

Restiamo in attesa del secondo episodio previsto per PS4 a breve! 


Voto 8.5
Il nostromo


domenica 25 settembre 2016

DRIVECLUB, PS4



MEGLIO TARDI CHE MAI...



Bello, bello, bello! Era dai tempi di Gran Turismo 2 (PS2, 2000) che non dedicavo così tante ore a un gioco di guida. Etichettato fin dalla sua tribolata uscita come il primo "pacco" della next gen (se ricordate DriveClub sarebbe dovuto uscire al Day One della PS4 nel novembre 2013 ma in realtà il lancio venne posticipato all'ottobre dell'anno successivo per una a dir poco difficile gestazione del prodotto...). I veri problemi di programmazione si presentarono in realtà al lancio con la scoperta che i server dedicati non erano in grado di gestire le partite multiplayer online con grave disagio per i giocatori che nel frattempo avevano comprato la versione retail (quindi più costosa) del gioco. Eh già, perché in effetti "mamma" Sony aveva anche promesso al lancio l'uscita della cosiddetta "Plus Edition", una versione ridotta del gioco concessa gratis agli utenti Plus. Peccato che una diffusione così massiva dello stesso avrebbe ulteriormente sovraccaricato i server già sottodimensionati, per cui non se ne fece più nulla! Ai più è sembrato quasi un trucco della Sony per far vendere più copie retail. Insomma, basta andare a rileggere qualche forum PlayStation o rivista di settore del 2014 per farsi qualche risata su quella che divenne una vera e propria barzelletta nei circoli videoludici. Epilogo triste della vicenda, la chiusura da parte di Sony degli Evolution Studios, diretti da Paul Rustchynsky, nel marzo 2016.

Quindi, viste le premesse, perché un esordio di recensione così cerimonioso? Perché quei poveretti di Evolution Studios, dall'uscita effettiva del gioco al loro licenziamento, hanno lavorato a testa bassa sul prodotto, perfezionandolo, regalando (nel vero senso della parola!) tutta una serie di espansioni (circuiti, autovetture, livree, competizioni, etc), implementando migliorie grafiche (effetti di danneggiamento sulle autovetture, cambiamenti climatici dinamici, ciclo giorno/notte) e di game-play.

Alla fine ci ritroviamo tra le mani un gioco di guida davvero stupendo, con effetti grafici sensazionali (al limite del foto-realismo!) e divertente da giocare. Sia ben chiaro: non è un simulatore di guida ma un gioco squisitamente arcade per cui non bisogna storcere il naso se talvolta sembra di stare sugli "autoscontri" senza subire danni che si ripercuotono sulla modalità di guida. Dopo un incidente o dopo un'uscita di pista si perde in effetti solo il tempo trascorso per essere rimessi in carreggiata e si riparte come se nulla fosse! A parte questi particolari che è meglio chiarire da subito (maniaci delle simulazioni, diffidate del prodotto!) per il resto avrete sicuramente da sudare per portare a casa vittorie spesso ottenute sul filo del rasoio. Uno dei difetti che ricordo in Gran Turismo è che una volta ottenuta l'autovettura con le migliori prestazioni, praticamente non c'era partita. Questo limite è superato in DriveClub dal fatto che le macchine da scegliere sono preselezionate dal programma e comunque te le ritrovi tutte in gara. Mi sembra più equo, no?

Anche la parte online è innegabilmente divertente grazie alla possibilità di formare un Club (da cui il nome stesso del gioco) e sfidare (in singolo on in Club) altri avversari in giro per il mondo (direttamente in gare su circuito comprendenti un tot numero di giri o di Km da percorrere o su prove a cronometro). I punti maturati da ciascun componente vanno a sommarsi tra di loro e aumentano il punteggio del Club e di conseguenza la posizione in classifica mondiale dello stesso.

A dimostrazione di quanto il gioco mi sia piaciuto è la conquista del trofeo platino! Nonostante questo ogni tanto impugno nuovamente il controller per cimentarmi in qualche altra gara (tenete presente che mi restano ancora una decina di competizioni da affrontare con relativi trofei extra!). Questo è infatti un gioco da salvare su disco fisso, da tenere insomma a portata di joystick!


Voto 9
Il nostromo


UNCHARTED 4, PS4




LA FINE DI UN LADRO O UN NUOVO INIZIO?



Titoli di coda su Uncharted 4, la punta di diamante della produzione Sony che dal primo episodio datato 2007 (Drake's Fortune, PS3) all'odierno ha sempre dettato i nuovi standard grafici di riferimento dell'industria videoludica (su console, ovviamente).

Anche in questo caso i Naughty Dog non si smentiscono, producendo un vero e proprio spettacolo per gli occhi (mai come in questo gioco la modalità "foto" tornerà così utile!) ma da qui a parlare di capolavoro il passo è lungo. E' vero: le animazioni facciali sono incredibili e le espressioni dei personaggi sono così realistiche da sembrare di vivere un film, i caricamenti sono nulli per cui si passa da fasi in game a intermezzi in computer grafica senza accorgersene; il gioco è anche divertente, alternando fasi action/sparatutto ad altre platform/puzzle ambientali ma se al termine dello stesso dovessi rievocare qualche scena memorabile o davvero toccante emotivamente, citerei solo l'inseguimento con il carro armato e la temporanea scomparsa del fratello maggiore (sarà morto? a voi il gusto della scoperta). Anche i continui feedback al periodo dell'infanzia non mi hanno lasciato particolarmente impressionato. E' vero: il doppiaggio italiano è stupendo ma la sensazione è che manchi quella profondità nella trama e nell'intreccio che avrebbero sicuramente lanciato il gioco nell'olimpo delle produzioni videoludiche di tutti i tempi! Probabilmente starò cercando il pelo nell'uovo ma a me il gioco è sembrato, per dirlo all'italiana, una vera e propria "americanata". La cosa che deve far riflettere è che quando nel gioco ti trovi ad affrontare l'easter egg di Crash Bandicoot, la sensazione è che sia il prototipo di Uncharted. Insomma, in fin della fiera, Uncharted è banalmente l'evoluzione di un platform game!

Snocciolati gli aspetti negativi che sono per lo più contenutistici, restano gli aspetti positivi, quelli legati alla grafica (i paesaggi sono quanto di più bello mai visto su console; spettacolare il sole che filtra tra le fronde degli alberi in movimento o la polvere che si alza in controluce, davvero incredibile!) e al gameplay che, pur essendo lo stesso da anni, è stato via via affinato nel tempo. Gli scontri armati sono, al solito, dinamici e appaganti. Notevole l'introduzione del rampino di "Croftiana" memoria che va a espandere le possibilità d'azione dei protagonisti. La distruttibilità degli ambienti è discreta (ricordo che nel primo episodio sembrava di muoversi all'interno di un presepe con gli oggetti dello scenario letteralmente incollati al fondale!) ma ulteriormente migliorabile. L'intelligenza artificiale dei nemici è buona (l'ho giocato a modalità difficile per farlo durare di più...) senza però raggiungere le vette di The Last Of Us. Il gioco dura una quindicina di ore e, tranne qualche inevitabile fase di stanca, vi terrà incollati al televisore dall'inizio alla fine. Ma il finale lascia intravedere la possibilità di un nuovo inizio, di un punto di svolta un po' come i Santa Monica con il nuovo God Of War. Staremo a vedere...


Voto 9
Il nostromo

lunedì 25 aprile 2016

BAYONETTA, PS3: recensione anacronistica?



...UNA STREGA NON MUORE MAI!

Provate a digitare "eroine femminili videogiochi" su un motore di ricerca qualsiasi e troverete oltre a Lara Croft poco altro... Questo è il vero genio di Hideki Kamiya: ha creato dal nulla una nuova eroina videoludica! C'è poco da dire, il gioco tutto si riassume nella sua protagonista che è così ben caratterizzata da trasudare personalità da ogni poro (peraltro spesso in bellavista, specie quelli delle natiche...). Istrionica, elegante, dolce (soprattutto nelle sue curve...), aggressiva, ironica, spietata, compassionevole, dinamica, allegra, etc. Che sia stato stregato dalla Strega per eccellenza dei videogiochi? Direi proprio di sì, lo ammetto.

Ma andiamo alla disamina di quello che secondo me è un vero capolavoro e tale grandezza di giudizio va ulteriormente rafforzata dal periodo in cui ho approcciato questo videogioco. Siamo nel 2016. Bayonetta uscì nel 2009 ma vi assicuro che non ha niente da invidiare a tanti prodotti usciti su console next gen! E sapete qual è la differenza? Il GAMEPLAY. Tanto per cambiare, direte voi. Ma è proprio così! Alla fine del gioco vi renderete conto di aver sfruttato solo il 10-20% delle possibili combo offerte dal gioco! Incredibile vero? La prima run in effetti è come una specie di grossa demo. Se avessi tempo lo rigiocherei in modalità difficile per vedere letteralmente danzare Bayonetta in mezzo a schiere di nemici anch'essi estremamente ben realizzati e a boss di proporzioni abominevoli di cui il gioco è pieno zeppo! Chiaro, non stiamo parlando di 60 fps o di grafica in full HD (tra l'altro ricordate che la versione PS3 soffre di parecchi rallentamenti in quanto venne realizzata da un altro studio SEGA - cioè non direttamente a Kamiya - come conversione dell'originale XBox 360) ma chi se ne frega! Cosa chiediamo a un gioco? Di essere divertente, giusto? Questo lo è. Di essere ben realizzato e fluido? Questo lo è. Difficile al punto giusto? Idem. Tra l'altro la trama è assolutamente ben congeniata e priva di buchi di sceneggiatura. Vi affezionerete (a quanti personaggi vi siete letteralmente "affezionati" nella vostra esperienza di gamer, si contano sulle dita di una mano, vero?) al personaggio principale così tanto che alla fine potrebbe addirittura scappare la lacrimuccia...

Insomma, sono proprio contento di aver rispolverato la PS3 per godermi quest'assoluta perla videoludica. Di "rimpianti old gen" a questo punto ne restano due: Metal Gear Solid IV e Bioshock (ricordo ancora il Capitano quando mi diceva di evitare di fare vedere a mia figlia Beatrice, allora di 4 anni, quest'ultimo gioco, per evitare il "Beashock"). Grande Capitano, requiescat in pace. Prima o poi li riprenderò, te lo prometto!


Voto 9.5
Il nostromo

sabato 5 dicembre 2015

BATMAN ARKHAM KNIGHTS, PS4




UNA DEGNA CONCLUSIONE PER LA SAGA DEDICATA AL CAVALIERE OSCURO!



Titoli di coda su Batman Arkham Knight, l'ultimo (almeno dicono) capitolo del videogioco sul cavaliere oscuro che va a chiudere la trilogia creata dai ragazzi di Rocksteady per Warner Bros Games per quello che è il tie-in più riuscito della storia videoludica. È il solito Batman? Devo dire di sì anche se, per merito dell'hardware delle console attuali, i programmatori hanno potuto sbizzarrirsi creando un open world (la mappa al dire il vero non è vastissima) percorribile interamente con il protagonista in volo o con la Batmobile! L'introduzione dell'autoveicolo (che in realtà più che per gli spostamenti verrà utilizzato in modalità carro armato per le più disparate battaglie contro i corazzati nemici o per raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili al supereroe mediante il lancio di un verricello elettrico col quale la Batmobile può letteralmente calarsi lungo fiancate di palazzi o altri pendii, etc.) è senza dubbio la più grande novità del gioco che per il resto ricalca il fortunato secondo episodio della serie.

A fianco alla missione principale vi è inoltre tutta una serie di attività collaterali da svolgere che pian piano vi porterà ad incarcerare tutti i criminali della città con grande soddisfazione quando li vedremo accalcati dietro le sbarre! Infine sarà possibile effettuare tutta una serie di sfide di Realtà Aumentata in cui saremo chiamati a mettere in campo tutte le nostre abilità per conseguire determinati obiettivi (tipo elimina la maggior parte dei nemici nel minor tempo, effettua un percorso con la Batmobile nel minor tempo possibile, etc). In base al compimento degli obiettivi richiesti saremo premiati con crediti Wayne Tech che potranno essere spesi per potenziare il protagonista e il veicolo. I nostri punteggi finiranno inoltre online in una classifica in cui potremo confrontarci con gli altri utenti. 

Insomma, di cose da fare per Gotham ce n'è a bizzeffe e non si rischia di annoiarsi certo... Il suggerimento è quello di mettere in gattabuia la totalità dei nemici per assistere al vero finale di Batman. Il finale migliore (il cosiddetto "protocollo Knightfall") si sblocca infatti solo in questo modo  (io ho desistito, per la mole di quest da completare, alla cattura del solo enigmista per cui mi son perso il finale "migliore"!). Il finale “normale” è comunque uno dei migliori ai quali abbia mai assistito ma non dico altro per evitare pericolosi spoiler.

Passando alla disamina tecnica, il gioco è stato programmato con l'Unreal Engine 3 che è stato spremuto all'inverosimile. La grafica è spettacolare anche se lo storico motore grafico andrebbe ringiovanito. Il combat system è quello che ha fatto la fortuna della serie per cui non mi dilungo oltre ma confermo essere solido, appagante e divertente! La possibilità poi, in alcune fasi del gioco, di alternare durante i combattimenti l'utilizzo del protagonista con altri personaggi comprimari (es. Catwoman, Robin e Nightwing) con tanto di "KO di coppia" rende il tutto ancora più spettacolare. Ma il top è il "KO assistito da Batmobile", davvero magnifico!

Il comparto sonoro si attesta su ottimi livelli e contribuisce a ricreare l’atmosfera gotica/dark in termini superlativi come da tradizione. Avevo qualcosa da ridire sulla trama ma il finale davvero pieno di colpi di scena mi ha fugato ogni dubbio: ci troviamo di fronte a uno dei migliori titoli della current generation! Che la Rocksteady si dedichi a una nuova saga tratta dai fumetti? Staremo a vedere, per ora godetevi questo!


Voto 9
Il nostromo

giovedì 10 settembre 2015

BLOODBORNE, PS4



A cinque anni esatti dalla sua scomparsa, Alfred è sopravvissuto alla notte di caccia il 13 agosto 2015.

Titoli di coda su Bloodborne, gioco targato From Software, esclusiva e prima vera "killer application" per PS4 dall'uscita sul mercato della nuova console. Autore del gioco, quel genio di Hidetaka Miyazaki che con la saga dei "Souls" ha introdotto un nuovo genere di videogiochi, quello degli "action RPG ad alto tasso di difficoltà" denominati appunto "Souls-like". Per il sottoscritto questo gioco ha rappresentato molto più che una semplice sfida. Correva infatti l'anno 2009 quando regalai al Capitano una copia di Demon's Soul, il capostipite della saga, confidando nelle sue grandi capacità di gamer. Il gioco in questione era caratterizzato da un elevato coefficiente di difficoltà, dall'assenza di mappe, dall'assoluta mancanza di suggerimenti "in game". Insomma, uno schiaffo in faccia all'attuale generazione di videogamers, abituati a essere letteralmente "condotti per mano" dai programmatori. 

Ebbene, il Capitano mi rivelò di aver interrotto il gioco giunto al primo boss in quanto lo riteneva troppo frustrante nonchè una sfida "non verso il gioco in sè ma verso il programmatore". Dopo tanti anni passati a completare giochi anche molto complessi era arrivato a un punto per cui il videogame doveva rappresentare un momento di divertimento e relax, non di frustrazione.
Dopo la sua dipartita mi ripromisi di cimentarmi in suo onore in un "Souls" e quale miglior occasione per il tributo al Capitano poteva esserci se non il completamento di Bloodborne? Vi dico solo che per evitare di interrompere il gioco prematuramente ho nominato il protagonista "Alfred", come il Capitano. Ero infatti molto scettico sulla riuscita dell'impresa. Tenete infatti presente che odio i giochi di ruolo (l'unico che ho completato con piacere è stato Ni No Kuni; Skyrim l'ho "terminato" in sole 18 ore saltando tutte le quest secondarie, una vera bestemmia per i fans della serie; The Legend of Zelda Twilight Princess l'ho interrotto per noia dopo 10 ore passate a girovagare nel villaggio iniziale - il Capitano ci aveva trascorso 350 ore!!). Insomma c'erano tutti i presupposti perché l'impresa non andasse a buon fine. Invece è andata fin troppo bene. Il gioco l'ho addirittura platinato in 4 lunghissimi e faticosi mesi ma ne è valsa la pena!

Ma partiamo con la recensione che avrà un taglio particolare cioè sarà più che altro un insieme di linee guida comportamentali per tutti quelli che come me hanno approcciato per la prima volta questo genere di giochi.
Da qui in poi utilizzerò dei termini che odio in quanto inglesi "italianizzati" ma di largo utilizzo presso la community dei role-game players e pertanto sicuramente efficaci in questo contesto.

Come già detto all'inizio, ricordate che Bloodborne è un gioco di ruolo, con prevalente componente action è vero ma pur sempre un gioco di ruolo. Questo significa che avremo necessità di "livellare" il personaggio (cioè farlo crescere di livello) in modo da affrontare avversari sempre più ostili. Per fare questo dovremo necessariamente "farmare" cioè ripetere alcune sessioni di gioco "n volte" (il numero varia a seconda della bravura del giocatore) per acquisire quella quantità di echi del sangue (l'equivalente delle anime dei precedenti Souls, in poche parole la moneta sonante per il livel up del personaggio) che verranno spese dal protagonista per i potenziamenti. Ciò non significa che con il progredire dell'avventura si diventi invincibili (anche verso la fine del gioco se si è accerchiati da nemici pur di basso livello, si soccombe con una certa facilità...) ma sicuramente il livellamento progressivo consente di affrontare la sfida con più possibilità di riuscita.

Bloodborne è un gioco difficile? Sicuramente non è gioco per neofiti o casual gamers ma se l'ha platinato il sottoscritto significa che è alla portata di tutti. Bisogna solo armarsi di tanta, tantissima pazienza. Allacciandomi al discorso precedente, sicuramente le prime ore di gioco saranno le più cruente (nel vero senso del termine!) in quanto si ha a disposizione un personaggio enormemente sottolivellato rispetto ai nemici che si affrontano e questo può sicuramente ingenerare frustrazione e scoramento. In caso di morte (evento assolutamente frequente ma, ricordate, mai inutile!) si perdono gli echi del sangue acquisiti e si ricomincia il livello daccapo (proprio così, come nei coin-up da bar degli anni '80 ma senza l'opzione "continue"! Pensate che alla stessa stregua i Souls non contemplano neanche l'opzione "pausa"...). Gli echi del sangue restano nel luogo del decesso sottoforma di pozza di sangue e possono essere recuperati se si riesce a raggiungerli senza morire una seconda volta altrimenti vanno perduti irrimediabilmente. Ma poco importa, almeno nelle fasi iniziali, tanto non si avrebbe la possibilità di spenderli per potenziare il protagonista finché non si dovesse riuscire a sbloccare il cosiddetto "automa" nel "sogno del cacciatore", l'hub centrale al quale si può accedere da ogni lanterna che si raggiunge nel gioco e che funziona in pratica da punto di salvataggio. Ebbene, l'automa si sblocca solo dopo aver raggiunto (attenzione raggiunto, non sconfitto) il primo boss del gioco (solitamente il Chierico Belva; scrivo solitamente in quanto questo boss è opzionale; prima di questo mostro ci si potrebbe infatti imbattere, percorrendo un percorso alternativo o semplicemente diverso, nel boss Padre Gascoigne ma poco importa...). La visione del primo boss sbloccherà l'automa e da lì in poi tutti gli echi del sangue guadagnati potranno finalmente essere utilizzati per potenziare il personaggio in forza, resistenza, vitalità, arcano e tinta del sangue (che sono le variabili upgradabili del personaggio) oppure per comprare armi o per potenziare quelle già in proprio possesso. Ma quanto tempo è necessario per arrivare al Chierico Belva? Tenente in conto una decina di ore (o almeno tanto ci ha messo il sottoscritto). Per cui vi suggerisco di resistere, riprovare, perseverare perché dopo quel boss vedrete finalmente la luce. E che luce!

La luce di Bloodborne si riassume nel concetto di "lore" cioè in breve la trama del gioco che è solo desunta dal giocatore in quanto non vi è alcuna spiegazione della stessa; manca in effetti  la voce narrante e pure i dialoghi tra i personaggi sono ridotti all'osso (eufemisticamente parlando...). Questo fatto è assolutamente affascinante perché dà adito a molte interpretazioni possibili di una stessa vicenda. Tutto il mondo di gioco risulta così permeato da un'aura di misteriosa oscurità in cui spicca l'elemento sangue.

Argomento "frustrazione". Tranne le fasi iniziali  (fino al famoso evento dicotomico "primo boss del gioco") in cui si recita davvero la parte di Davide contro Golia (per cui, ad esempio, si cercheranno stratagemmi vari per attirare i nemici singolarmente lanciando dei ciottoli che escluderanno gli stessi dal gruppetto in cui sono raccolti pena morte certa...) il gioco raramente ingenera vera frustrazione perché ogni volta che si soccombe ci si rende conto che è capitato per un preciso evento che si potrà così evitare al "giro" successivo. Esemplari in questo senso sono gli scontri con i boss, davvero fantastici e al cardiopalma! Gettarsi (anche nelle fasi avanzate di gioco, con personaggio potenziato all'estremo) tra le fauci del boss menando colpi random a destra e a manca produrrà difficilmente i risultati sperati. Bisognerà invece studiare i pattern d'attacco del nemico in modo da evitarne i fendenti micidiali e contrattaccare all'occorrenza (ma sempre senza lasciarsi prendere dalla foga...). Vi sorgerà spontanea una domanda: "Se muoio al boss di fine livello devo rifare tutto daccapo?" La risposta è "sì" ma sicuramente durante il percorso che porta al boss avrete sbloccato delle scorciatoie che vi condurranno in pochi passi allo stesso! Non posso descrivervi la soddisfazione che si prova dopo aver percorso un intero livello per poi ritrovarvi a sbloccare un cancello inizialmente chiuso dalla parte opposta che vi riconduce al punto di partenza. Spesso, a pochi passi di distanza da quel cancello ve ne sarà un altro che condurrà al boss per cui avrete tempo di salvare il gioco, rientrare nel "sogno del cacciatore", "farmare" in un'area che conoscete a menadito e livellare il personaggio nel "sogno del cacciatore" in modo da avere più chances di successo contro il boss di turno. A tale riguardo voglio riportare la gioia del sottoscritto dopo l'eliminazione del boss Belva Assetata di Sangue (a mio parere quello che più di tutti incarna il concetto di sangue, l'essenza del gioco), boss peraltro facoltativo (!) ma che dopo la morte "dropperà" (ennesimo termine anglofono, sic...) una chiave che darà l'accesso all'Officina della Cura all'interno della quale potrete forgiare la Spada Sacra di Ludwig, l'arma più "efficiente" del gioco. Va da sè che sarebbe stato un peccato tralasciare questi eventi del titolo che comunque contribuiscono alla profondità del suo "lore". Per uccidere questo boss avrò impiegato a dir poco una trentina di tentativi (è il secondo/terzo boss del gioco quindi lo si affronta con un basso livello generale di punti esperienza) ma non posso dire che mi abbia generato frustrazione perché ogni volta che l'avversario ha prevalso è stato per un errore del sottoscritto o per manifesta inferiorità (con conseguente necessità di livellamento, etc.).
Potrei trattenervi a lungo disquisendo delle numerose side-quest presenti e peraltro fondamentali ai fini dell'ottenimento dei 3 finali del gioco, dei cordoni ombelicali, della Clinica di Iosefka, della regina dei Vilesangue, del reperimento di un misterioso anello di di fidanzamento dal significato ancora oscuro, del significato dei punti intuizione, delle rune, delle pietre di sangue, dei labirinti del calice, della possibilità di indossare abiti reperibili durante il cammino in grado di conferire maggiore resistenza a fuoco, fulmine, veleno e follia, delle side quest di Eileen il Corvo, di Arianna, di Iosefka e di Alfred - ebbene sì, un NPC si chiama proprio come il Capitano!) ma mi fermo qui lasciando a voi il gusto della scoperta.

Adesso un breve cenno all'aspetto grafico e alle caratteristiche di gameplay del gioco. Per quanto riguarda il primo, al di là di alcune compenetrazioni poligonali (talvolta capita di essere colpiti da avversari oltre una parete o una porta; la cosa positiva è che la regola è valida anche all'inverso per cui ne ho approfittato senza pudore all'occorrenza...) la realizzazione grafica/acustica è davvero evocativa e ricca di dettagli come solo una mente geniale e distorta come quella di Miyazaki poteva concepire. La gotica e decadente città di Yharnam è infatti popolata da variegate creature oltre ogni possibilità di immaginazione! Per le vie della città il silenzio dell'oscurità è interrotto dai passi del protagonista sul selciato, dal gracchiare dei corvi, dallo sciacquettio di sinistre creature nelle fogne, dal rintocco delle campane, dallo stridore dei forconi dei nemici trascinati al suolo e dai versi di qualche creatura abominevole poco distante da voi! Ottima l'interazione del personaggio principale con gli elementi della scena (spesso dietro inutili barili accatastati si cela una via segreta per cui abbattete l'abbattibile sempre!). Per quanto riguarda i difetti più macroscopici vi segnalo quello che ormai è il marchio di fabbrica di From Software (ahimè!) e cioè l'effetto "rag doll" sugli avversari sconfitti (che vengono letteralmente trascinati come bambole dal protagonista) e l'infelice gestione della telecamera automatica che spesso fa perdere i punti di riferimento al giocatore costretto a compiere strane peripezie per ricollocarsi in favore della stessa... Devo dire che quest'ultimo problema si presenta solo negli scontri con boss particolarmente corpulenti. Per quanto riguarda l'aspetto puramente tecnico il tutto gira a una risoluzione di 1080p e a un frame-rate di 30 fps, ottimo se si considera che, tranne un paio di location, il mondo di gioco di Bloodborne è interamente interconnesso. Per quel che mi riguarda non ho mai notato rallentamenti tali da inficiare l'esperienza di gioco. 

Per quanto riguarda invece il gameplay ci troviamo di fronte a quanto di più bilanciato si possa trovare in ambito videoludico. Pochi fronzoli e molta sostanza! Due tasti per l'attacco normale (con l'arma nel braccio destro e nel sinistro), uno per l'attacco caricato, uno per la schivata (il tasto "cerchio/schivata" alla fine risulterà il più importante del gioco. Il tempo di schivata farà la differenza, specie nello scontro coi boss, tra la vita e la morte!), uno per l'utilizzo degli accessori quali fiale vitali, antidoti, etc. (previa selezione nel relativo slot) e poco altro. Ma è la concatenazione degli stessi che fa la differenza. Un esempio: premere ripetutamente il tasto cerchio per evitare di essere colpiti determinerà un azzeramento della barra relativa alla resistenza che di conseguenza affievolirà le capacità difensive e vi esporrà ad attacchi letali del nemico/nemici di turno! Questo meccanismo suggerisce pertanto una tattica più attendista del tipo "schiva e colpisci". In questo modo, sempre che si sia sufficientemente equipaggiati, state certi che anche il più forte boss immaginabile cadrà sotto i vostri colpi (a tale riguardo si veda il video relativo al mio scontro con il boss "Custode degli Antichi Signori", il maledetto cane di fuoco che credo sia il vero scoglio al raggiungimento del platino in questo gioco https://youtu.be/pUyUaDo9AJo). 

Tuttavia, tenete sempre presente che il protagonista di Bloodborne è un cacciatore perciò non siate troppo timorosi. Di tanto in tanto bisogna osare! Spesse volte ho portato a casa la pelle grazie ad alcuni contrattacchi che hanno stordito il nemico consentendomi di rigenerare la resistenza (le fughe continue spesso mi hanno condotto allo stesso esito degli attacchi ad oltranza... https://youtu.be/D-4PxUVFaHI). Ogni cacciatore che si rispetti possiede una pistola. Bene: usatela! Un colpo di pistola eseguito nel momento della carica del fendente avversario determina sull'avversario il cosiddetto "stunning": il nemico resta temporaneamente indifeso in ginocchio consentendo di effettuare, in una breve finestra temporale, un "colpo critico" estremamente potente! https://youtu.be/sba114y5jD0). Se invece amate i colpi alle spalle, in aree poco popolate di nemici altrimenti sareste facilmente riconosciuti, potrete avvicinarvi silenziosamente alle spalle del nemico e colpirlo con un colpo caricato ("backstab") uccidendolo, nella maggior parte dei casi, all'istante!

Con questo ho concluso e mi auguro che anche voi possiate sperimentare le stesse emozioni che ho provato io.  Sono stato letteralmente rapito dal fascino di questo vero e proprio incubo tant'è vero che ho rimosso il blu-ray di Bloodborne dalla console fumante dopo 4 mesi di assoluto monopolio (tranne qualche breve rimpatriata a Destiny...). A mio modesto giudizio Bloodborne entra a pieno diritto nell'olimpo delle esclusive Sony di tutti i tempi, a fianco di Metal Gear Solid, ICO, Shadow Of The Colossus, God Of War e ai più recenti Uncharted e The Last Of Us.

... E "che il buon sangue vi mostri la via".


Voto 9.75
Il nostromo 


Dedicato all'indimenticabile Capitano Alfredo Spini (1974-2010)



giovedì 19 marzo 2015

THE ORDER 1886, PS4




BELLA MA FREDDA...


Titoli di coda su The Order 1886, la tanto attesa esclusiva Sony creata dai ragazzi di Ready At Dawn, quelli di Daxter e di God Of War Chains Of Olympus per PSP, che vantano nel loro team la presenza di un italiano, Andrea Pessino, che si è esposto in prima persona durante i mesi che hanno preceduto il lancio del gioco per cercare di placare le critiche e i dubbi circa l'effettiva qualità del titolo. Sia ben chiaro, The Order 1886, non è un brutto gioco ma semplicemente a parte la trama, l'ambientazione davvero affascinante e inusuale (Londra vittoriana mai trattata in un videogame), la varietà delle armi (se ne contano almeno una ventina, alcune davvero ben congeniate) e la grafica a dir poco superlativa, il gioco offre ben poco. Si percorrono infatti scenari realizzati alla perfezione (estrema qualità del dettaglio negli ambienti interni ed esterni, effetti di luce e movenze del viso dei protagonisti da “animation movie”) in cui paiono indistinguibili le sequenze scriptate da quelle “in game” ma cotal beltade non viene eguagliata purtroppo dal gameplay che costringe il protagonista a muoversi sostanzialmente lungo un immaginario corridoio (in perfetto stile COD!) affrontando nemici con IA di livello solo modesto, con una ripetitività di azioni da svolgere davvero disarmante. Scarsa inoltre la possibilità di interazione con gli ambienti di gioco e la distruttibilità degli stessi. 

In buona sostanza trattasi di un prodotto ottimamente impacchettato ma di scarso contenuto. Il paragone con Uncharted salta subito all'occhio ma almeno nel titolo Naugthy Dog abbondano le parti esplorative nelle quali bisogna dedicare un minimo di ragionamento e vi è un alto tasso di ironia nei personaggi. Ora, capisco che gli argomenti trattati non favoriscano l’aspetto prettamente ironico del gioco ma sicuramente un po’ di autoironia avrebbe giovato. The Order insomma si prende troppo sul serio ed è estremamente "simmetrico". Un'opera perfetta dal punto di vista estetico ma poco profonda in termini di gameplay (come del resto lo era la versione di God Of War dello stesso studio).

Non mi soffermo su uno degli argomenti presi a baluardo dalla critica e cioè l'infarcimento di Quick Time Events perché personalmente non mi dispiacciono (GOW ne è pieno zeppo eppure funziona!) o dall’eccessiva lunghezza delle fasi scriptate (il Capitano quando finì Metal Gear Solid IV disse che impiegò 18 ore di cui 5 di filmati, in cui spesso si addormentava...). Sono invece d'accordo sulla scarsa longevità del prodotto: circa 10 ore per terminare la missione principale in modalità normale con il 40% del tempo speso in filmati è davvero poco! Dico solo che il commento di mio figlio Riccardo, 7 anni, ai titoli di coda è stato "... Ma The Order dura poco!" E si sa che i bambini sono la bocca della verità...

Come già espresso più di un anno fa, da questa next gen ci aspettiamo di più, non solo in termini di grafica! Nuove idee in termini di gameplay, questo vogliamo! E soprattutto, vogliamo divertirci. Riprovaci Ready At Dawn, sarai più fortunata!


Voto 7.5
Il nostromo