martedì 12 luglio 2022

ELDEN RING, PS5

 



SOUL FOR THE MASSES


Mi chiederete: che fai, te la tiri? Un po’ sì dai! Diciamo che a nove anni di distanza dal completamento del mio primo "Souls" (Bloodborne) e dopo aver terminato la trilogia (manca all'appello il solo Demon's Souls, il capostipite), credo di potermelo anche permettere. In realtà però non mi sento un veterano dei Souls né un hard-core gamer. Il mio approccio mentale nei confronti di questo genere non è cambiato: sono sempre umile e guardingo per il rispetto che nutro nei confronti della saga. L'atteggiamento è tuttavia cambiato in questo specifico gioco nei confronti dei Boss ma è il gioco stesso, per come è stato concepito, che ti porta a essere molto più aggressivo, in quei particolari frangenti, rispetto ad altri Souls. Ma mi spiegherò meglio in seguito, tranquilli... Intanto partiamo con quella che più che una recensione vuole essere una summa di differenze tra questo capitolo e i precedenti. Per inciso ci tengo a sottolineare che con Elden Ring ho inaugurato la PS5 che mi sono regalato in novembre 2021. E così, come dedicai al mitico Capitano Alfredo Spini il platino di Bloodborne, ho deciso di fare lo stesso col tanto acclamato Elden Ring, un'altra opera di quel genio del male di Hidetaka Miyazaki! Che le intenzioni fossero di giocarlo per bene lo si capiva dal nickname scelto per il mio alter ego, ancora una volta Alfred, e anche in questo caso è stato infatti ottenuto il tanto agognato trofeo di platino! Ma iniziamo con la disamina.

 

Un tempo i Souls potevano essere definiti un fenomeno di nicchia; ricordo che Demon’s Souls all’inizio non lo conosceva quasi nessuno e non era neanche distribuito in Italia, ad esempio. Con la serie "Dark Souls" il gioco si è evoluto ovviamente dal punto di vista tecnico e dei contenuti e ha raccolto un’ampia scala di followers, restando tuttavia un fenomeno prevalentemente indirizzato ad hard core gamers (o masochisti, come preferite...). Già in Dark Souls III si rilevavano delle aperture nel gameplay volte ad avvantaggiare l’utenza e quindi ad allargare il pubblico adorante. Con Elden Ring infine, From Software ha sbancato! Con 13.4 milioni di copie vendute è in effetti attualmente il titolo di maggior successo della Software House nipponica. Con questo gioco Miyazaki ha voluto allargare a dismisura l'utenza dei Souls introducendo delle novità nel gameplay e nel game design volte a "ammorbidire" l'esperienza di gioco. Con questo non voglio dire che il gioco sia facile ma che sia meno traumatizzante assolutamente sì. L’utenza abituata a non usare minimamente il cervello e a farsi condurre per mano lungo la trama del gioco qui troverà comunque pane per i suoi denti ma probabilmente porterà a termine il titolo senza distruggere alcun componente della PlayStation!

 

Ma entriamo nel dettaglio. Innanzitutto stiamo parlando di un "open world". Questo significa che se lungo il percorso si dovesse incappare in un avversario particolarmente difficile da battere, si potrà tranquillamente cambiare strada e ritornarci con calma più avanti quando si sarà più potenziati. Un esempio che mi viene in mente è il Drago Agheel che incontrerete subito all'inizio del gioco a Sepolcride Occidentale: è assolutamente impossibile batterlo quando lo incontrerete la prima volta! O, prima ancora, la Sentinella dell'Albero! Con due colpi di alabarda sei morto... Questo aspetto è allo stesso tempo il punto debole e il punto di forza dell'esperienza di gioco. Punto debole nel senso che non ti invita a studiare le mosse dell'avversario per cercare di averla vinta tanto sai già che puoi comunque procedere evitandolo, per poi tornare in un secondo momento. Nei Souls tradizionali, con struttura di gioco molto più claustrofobica e percorsi in qualche modo obbligati, con poche diramazioni, non puoi agire in questo modo ma sei obbligato a superare l'ostacolo in due modi: studiando i suoi punti deboli (perché sei "sottolivellato" rispetto all'avversario e devi prevederne le mosse per contrattaccare) o ripercorrendo "n" volte il percorso che porta al nemico ostico (attenzione non sto parlando di boss di fine livello per i quali il discorso è lo stesso dei Souls) in modo da "farmare" anime, potenziarti e sconfiggerlo. Ed ecco che entra in causa il punto forte del gioco: mentre nei Souls ripetevi a memoria percorsi di gioco sempre uguali per superare l'ostacolo e progredire, qui abbiamo tante di quelle cose da esplorare in alternativa che vi potenzierete senza neanche accorgervene. Vi svelo un segreto: se completerete tutti i dungeon, le catacombe, le galere e i mini-boss (quelli ai quali facevamo riferimento poco fa) di Sepolcride arriverete ad affrontare il primo boss del gioco (e in questo caso dovete sconfiggerlo per forza secondo il vecchio stile essendo boss di “fine livello”) preparati più che a sufficienza. Lo stesso dicasi per la regione di Liurnia Lacustre: completate tutto il possibile e vedrete che da lì in poi il percorso sarà piuttosto agevole.

 

Ed eccoci al secondo punto di diversità rispetto ai classici Souls che ha sicuramente allargato l'utenza. In Elden Ring si hanno a disposizione tutta una serie di potenziamenti che, ahimè, rendono lo scontro con la quasi totalità dei boss (di fine livello) una passeggiata (o quasi). Infatti tra Ceneri di Guerra, Balsami Portentosi, Evocazioni Spiritiche, Armi Colossali e Rune Maggiori, il malcapitato boss soccomberà quasi sempre abbastanza malamente sotto i vostri poderosi colpi. Eccezion fatta per tre boss e un avversario da affrontare in una galera eterna (dei quali vi parlerò più avanti, senza pericolo di spoiler, non preoccupatevi!), ho impiegato non più di cinque tentativi in media (ma stiamo già larghi...) a sconfiggere ciascuno di essi (la maggior parte al primo/secondo tentativo). Anche questo aspetto può essere visto come punto di forza ma a mio modo di vedere solo per Bandai (ampliamento dell'utenza e maggiori introiti). E vi assicuro che le cose diventeranno ancora più agevoli quando otterrete "Lacrima Riflessa", cioè il vostro clone! Praticamente sarà come giocare in co-op quasi tutto il gioco! Questo particolare aspetto del gameplay mi ha abbastanza deluso perché ha tolto quel gusto unico di studiare il move-set del boss per prenderne le necessarie contromisure, quell'accortezza nell'indossare l'armatura giusta, le stregonerie più efficaci, etc. Comunque, almeno per il sottoscritto che ha utilizzato una build forza e destrezza (tanto per cambiare…), tranne che per i tre boss di cui adesso vi parlerò, non ho mai dovuto adottare strategie particolari: il mio sosia ed io abbiamo riempito di mazzate il boss di turno, senza particolari problemi. Ecco l’elenco dei tre boss famigerati che il sottoscritto (e sottolineo il sottoscritto) ha trovato ostici e quindi soddisfacenti da battere secondo tradizione. Procedo in ordine di apparizione: 1) Malenia. Questa gran baldracca è tra i boss più difficili dell'intera saga di From Software. Per sconfiggerla ho dovuto effettuare il "respec" degli attributi, potenziando intelligenza e arcano e utilizzando armi che infliggono sanguinamento. Con Malenia la cara Lacrima Riflessa non ha alcun effetto se non quello di potenziare il boss visto che ogni colpo inferto da Malenia va a farle recuperare PV!! È evidente che trovarsi a due terzi del gioco contro tale personaggio, dopo aver asfaltato nel vero senso del termine tutti i precedenti Araldi del Frammento, ti fa perdere abbastanza la pazienza... Son d'accordo con chi ha scritto da qualche parte che Malenia è un "boss fuori scala". Devi conoscere a memoria tutte le sue mosse nonché le tempistiche per evitarne i fendenti, peraltro spesso mortali (nel senso "un colpo e sei morto"!). 2) Lord Draconico Placidusax. Penultimo boss abbattuto. In questo caso non ho dovuto fare respec degli attributi ma in compenso ho dovuto utilizzare particolari talismani e modificare l'armatura in modo da reggere l'urto del terrificante boss segreto di Farum Azula in Frantumi. Ah, già, dimenticavo: in questo caso, per la prima volta nel gioco, non ho usato la fidata "Claymore" ma la "Mano di Malenia", molto più veloce nell'infierire colpi. 3) Il Boss Finale (non rivelo il nome per evitare spoiler): anche in questo caso ho dovuto modificare l'armatura, utilizzare una particolare stregoneria e la Mano di Malenia e inoltre per la prima volta da quando ne sono entrato in possesso, ho evitato di utilizzare Lacrima Riflessa bensì Tiche dei Neri Coltelli (che poi sarebbe il boss della Galera Eterna più difficile da affrontare, di cui vi ho parlato prima) che in questo frangente è risultata (eh sì, Tiche è una donna anche se l'ho capito solo alla fine...) davvero efficace! Tornando invece alle facilitazioni offerte dal gioco mi accorgo di non aver citato il cavallo Torrente che, soprattutto all'inizio, dà una grossa mano e rende la battaglia in movimento sicuramente più agevole che con il corpo a corpo. Ma attenzione a non abituarvici troppo perché, dopo Caelid, praticamente non lo utilizzerete più (se ricordo bene solo nelle Terre Proibite) e acquisire una certa dimestichezza nel corpo a corpo è fondamentale. Infatti la difficoltà del gioco resta la stessa dei Souls nelle normali sessioni di gioco: in particolare nei dungeon, dove ritroverete tutte quelle particolarità tipiche della serie (scorciatoie, passaggi segreti, trabocchetti, etc) ma senza quel colpo traditore alle spalle che ha invece caratterizzato il “pessimo” Dark Souls II. E la difficoltà in quei frangenti è sicuramente all'altezza e anche ben bilanciata col progredire del gioco. E c'è di sicuro un'accorta strategia da adottare per non finire preda dei soliti gruppetti di nemici che, affrontati uno ad uno, sono assolutamente eliminabili ma se presi di petto vi lasceranno nessuno scampo! Nulla di nuovo all'orizzonte insomma e direi anche per fortuna...

 

Per quanto riguarda altri aspetti del gioco vi segnalo che i Siti di Grazia (gli analoghi dei Falò) sono abbondantemente distribuiti nell'Interregno ed anche piuttosto ravvicinati (come già si era visto a partire da Dark Souls 2). Ho trovato piuttosto ripetitivi invece i mini-dungeon, in particolare le Catacombe che mi hanno ricordato i Chalice Dungeon di Bloodborne. Cercate comunque di completarli tutti perché, a parte fornirvi tantissime rune per salire di livello, spesso rivelano materiali rari per la creazione di oggetti o particolari Talismani e armi rare. Vi suggerisco inoltre di completare almeno la quest di Ranni la Strega perché vi consentirà di visitare dei luoghi altrimenti inaccessibili e perché altrimenti vi perdereste dei contenuti assolutamente preziosi (tutta la zona sotterranea dei fiumi Siofra e Ainsel, le Città di Nokron e Nokstella, fantastiche e piuttosto complesse da conquistare). Altro difetto, questa volta insito nella serie, è la pletora di armi, armature, frecce di ogni genere, materiali di utilizzo da applicare ad armi e chi più ne ha più ne metta: il problema è che alla fine ne utilizzerete solo il 5-10%, tanto per cambiare…

 

Comunque a parte questi difettucci il gioco è stupendo: la vastità del teatro di gioco è incredibile. Tranne qualche elemento un po’ ripetitivo e francamente abusato (tipo gli scheletri che “respawnano”) la quantità e la qualità dei nemici è straordinaria. Alcuni scorci paesaggistici sono davvero mozzafiato. A volte sembra quasi di assistere ad opere pittoriche con colline che si perdono all’orizzonte, rovine di civiltà ancestrali, chiese diroccate e fauna di ogni genere a popolare questo mondo senza tempo! Si sente ancora una volta che dietro il progetto c’è un Artista nel vero senso del termine! Tutto mi è sembrato davvero molto ispirato. Forse l’unica location un po’ sotto tono è quella delle Terre Proibite. E ho adorato girovagare per questo mondo: ho completato tutte le quest del gioco (tranne quella della strega Sellen o almeno credo) e vi assicuro che anche se gli NPC tanto per cambiare non spiccano in loquacità, i contenuti che trasmettono sono assolutamente peculiari; vi renderete conto che ogni personaggio è legato a un altro e fa parte di una storia più o meno nascosta che si interseca con la trama principale (diciamo che è un gioco pieno di allusioni...). La colonna sonora, infine, è sicuramente di livello ma, se devo essere sincero, mi aspettavo molto di più.

 

In conclusione: se i Souls vi hanno sempre affascinato ma nello stesso tempo vi hanno spaventato (ecco descriverei l’opera omnia di Miyazaki come “spaventosamente affascinante”) per cui non vi siete mai cimentati con uno di essi, questo Elden Ring non dovete assolutamente farvelo sfuggire perché è un Souls a tutti gli effetti ma calibrato sulle capacità di tutti! E credo anche che entri anche a buon diritto nelle pietre miliari della storia videoludica. Per il sottoscritto, tuttavia, Bloodborne è stato comunque più emozionante e stressante e si sa che le cose più difficili sono quelle che alla fine ami di più. In termini di voto finale siamo appena sotto ma restiamo comunque nell’olimpo delle opere videoludiche.

 

E infine, l'ennesimo saluto al mio amico Alfredo Spini. Non so se avrò ancora tempo e voglia di dedicarti un gioco così complesso sulla futura PS6 ma so per certo che avresti amato questi due giochi per i quali ho dato l’anima in Tuo onore. Se tu fossi stato ancora vivo avrei tanto gradito ricevere un complimento da te, mio Capitano!

 


Il nostromo

Voto 9.5




Per chiudere, una carrellata di immagini tratte dal gioco.

Buona visione!















domenica 27 marzo 2022

DARK SOULS II SCHOLAR OF THE FIRST SIN, PS4

 




IL PRIMO SOULS-LIKE DI FROM SOFTWARE!

Titoli di coda per Dark Souls II, sequel di Dark Souls, uscito per PS3 nel 2014 e rimasterizzato nel 2015 per PS4/XOne con alcuni contenuti aggiuntivi. E’ stato il mio gioco cross-gen nel senso che l’ho iniziato su PS4 e concluso su PS5, acquistata in novembre 2021. Era anche l’ultimo capitolo della trilogia che mi restava da giocare e l’avevo lasciato volutamente per ultimo in quanto non opera diretta di Miyazaki ma di un team secondario di From Software e mi aspettavo che fosse meno ispirato degli “originali”. In effetti così è stato.


Il gioco ha un’ambientazione molto più “aperta” rispetto ai precedenti (e a dire il vero le aree di gioco che si svolgono su spazi aperti le ho sempre considerate meno evocative di quelle, ad esempio, girate nei castelli o nei dungeon sotterranei, fin dai tempi di Bloodborne) ed è per questo molto meno claustrofobico. Troverete un hub di gioco alla stregua di Demon’s Souls e Dark Souls III che si popolerà gradualmente con gli NPC che incontrerete lungo il cammino e al quale potrete accedere da subito (dopo il solito tutorial iniziale) e nel quale potrete potenziarvi o migliorare le vostre armi o indumenti. Gli altri NPC dell’hub (localizzato appunto all’aperto su un promontorio soleggiato e battuto dal vento di nome Majula) vi forniranno magie, malocchi (una delle novità del gioco), piromanzie, anelli, etc. Gli anelli, vero e proprio marchio di fabbrica dei Souls, qui sono elargiti in abbondanza ma soprattutto potete equipaggiarne fino a 4 contemporaneamente (altra differenza rispetto ai precedenti capitoli). Punto fondamentale che rende davvero unico questo gioco è il respawn limitato dei nemici in un’area: dopo che avrete ripetuto uno stesso percorso e ucciso gli stessi avversari “tot” volte (non ho mai fatto il conto ma credo a occhio e croce che siano tra le 7 e le 10 volte) questi non riappariranno più lasciando l’area tristemente e insolitamente desolata. L’intento dei programmatori credo sia stato quello di evitare un farming compulsivo ma le aree sono così tante che francamente non ne ho trovato il bisogno. L’unica utilità che voglio concedere a questo respawn limitato potrebbe essere l’eliminazione dei nemici in quegli occasionali percorsi un po’ tortuosi che conducono dall’ultimo falò al boss di sorta (in modo da evitare di subire colpi o peggio ancora di dover utilizzare una fiaschetta estus prima dello scontro).


Dicevo che le aree sono tante ed in effetti è così: questo è senza dubbio il Souls con il mondo di gioco più vasto della serie! Armatevi quindi di santa pazienza perché tra boss principali e opzionali, quest principali, secondarie e nascoste e DLC ne avrete davvero per parecchie ore! E vi raccomando di non trascurare i DLC perché a mio giudizio sono la parte più ispirata dell’intero gioco (forse che i DLC siano stati programmati direttamente dal Maestro?). In effetti sono poche le scene memorabili durante le tantissime ore di gioco che vi condurranno al finale invero poco memorabile. Gli avversari comuni sono piuttosto ripetitivi e non sono assolutamente convincenti nelle movenze. Per non parlare dei boss che sono nella maggior parte dei casi poco ispirati, di ridotte dimensioni e complessivamente facili da abbattere (parata/schivata > colpo > parata/schivata > colpo…). Alla lunga l’estrema prolissità del tutto  mi ha stancato e ho abbandonato il gioco subito dopo il finale alternativo scritto apposta per la versione per PS4/XOne (Scholar Of The First Sin).

 

Manca insomma o, almeno, risulta molto annacquato il vero fascino dei giochi di Miyazaki, in particolare quella commistione tra sacro e profano che rendono uniche le sue opere. Manca quella incombente mostruosità inquietante ma al contempo affascinante tipica dei Souls originali. Insomma, è un vero Souls nelle meccaniche ma molto meno nei contenuti. "No lore, no party" mi verrebbe da dire...

 

Voto 8.25

Il nostromo


sabato 5 marzo 2022

BLOODBORNE, PS4

 


LA PRIMA VOLTA NON SI SCORDA MAI...


Ospitiamo sul blog mio fratello Mauro (nome d’arte videoludico “Malachìa”) che si è cimentato per la prima volta in un “Souls”, ovverosia Bloodborne, la prima vera killer-application di PS4, console ormai a fine ciclo (anche se in realtà, al momento, di vere esclusive per PS5 non ce ne sono) ma che come vedete può attrarre ancora giocatori cross-gen (ieri in un negozio di videogiochi ho assistito in diretta all’acquisto di una PS4 nuova di zecca!). Ovviamente è stato un bagno di sangue…

 


Titoli di coda su Bloodborne (24/06/2021 - 19/02/2022; 112 ore in totale, DLC incluso,

tutti i boss sconfitti a parte quello stronzo di Laurence il primo Vicario; completato al 74%).


Ho sempre avuto un grosso timore reverenziale per i giochi Fromsoftware e ci ho messo un po’ per entrare nel mood di Bloodborne (l’ho installato e disinstallato più volte, scoraggiato dai primi minuti in cui la scritta You Die appare implacabile e ripetutamente ad ogni minimo errore).


Eppure a poco a poco è un gioco che mi ha conquistato e che si è rivelato essere assieme a The Witcher 3 il più bello a cui ho giocato su PS4 e uno a cui ho dedicato molto tempo. E non parlo solo di tempo di gioco! La storia di Bloodborne, che parte come un racconto gotico di lupi mannari per diventare con un incredibile colpo di scena a metà gioco un horror cosmico di stampo Lovecraftiano, raccontata in modo criptico attraverso le descrizioni degli oggetti di gioco e pochi dialoghi e cut scene enigmatiche, mi ha preso così tanto che ho speso non poco tempo su podcast e guide per scoprirne interpretazioni e segreti.


Insomma Bloodborne è diventato presto un’ossessione e giustifica tutto l’hype per i giochi Fromsoftware: per me c’è un prima e un dopo Bloodborne e non vedo l’ora di cominciare Dark Souls o mettere le mani su Elder Ring. Certo il gioco è difficile ma è anche corretto: raramente mi son sentito messo di fronte a sfide impossibili e raramente ho provato in altri giochi la soddisfazione che si prova qui nello sconfiggere un boss a prima vista invincibile o nel trovare la scorciatoia che rende un intero livello una passeggiata. E l’atmosfera e la tensione provate per l’intero gioco sono uniche.


Due note: il modo di raccontare la storia è unico ed è parte integrante dell’atmosfera di gioco. Certo qualche indizio o un po’ di linearità in più non avrebbe guastato (complimenti a chi per primo ha capito senza guide o soluzioni quel che bisogna fare per arrivare al terzo finale!). Magari gli NPC chiave per qualche quest facciamoli invulnerabili… Ho saltato due quest importanti perché ho ucciso due NPC sul colpo senza nessun indizio che mi dicesse che ci dovevo parlare invece che farli fuori subito!


Malachìa

martedì 16 novembre 2021

NIER REPLICANT, PS4

 



"VECCHIO LIBRO SCOLASTICO"


Titoli di coda su Nier Replicant, versione rimasterizzata di NieR, uscito nel lontano 2010 per PS3/XBox 360, uno spin-off di Drakengard, titolo a sua volta pubblicato per la prima volta su PS2. Il direttore del gioco è quel genio di Yoko Taro che tanto abbiamo apprezzato nell’ideazione del seguito di NieR, cioè NieR Automata, uno dei giochi più affascinanti di questa generazione videoludica. Purtroppo, approcciarsi a questo gioco dopo aver terminato NieR Automata, ha inficiato non poco sul suo giudizio complessivo in quanto Replicant sembra semplicemente una versione embrionale di Automata.

La prima cosa che salta all’occhio è la qualità grafica che sfiora appena la sufficienza. Non troverete certo soddisfazione nell’attraversare le solite 4-5 macroaree del gioco caratterizzate da paesaggi poco definiti e con interazione pressoché nulla con il fondale di gioco. Inoltre l’ingresso o l’uscita da queste aree così come in particolari strutture contenute in esse (come ad esempio la Biblioteca, la villa di Emil, etc) necessitano di caricamenti che alla lunga risultano essere particolarmente frustranti. Inoltre le missioni secondarie risultano essere molto ripetitive e ti spingono a spostarti in maniera compulsiva da un punto all’altro della mappa del gioco a raccattare oggetti da consegnare all’NPC di turno, ampliando il senso di sconforto determinato dai caricamenti ripetuti.

Il battle system è assolutamente basico e consta di schivata, parata, attacco leggero e attacco magico, quest’ultimo grazie all’ausilio di Grimoire Weiss, un tomo che volteggia alle spalle del protagonista un po’ come i POD di NieR Automata. Le combinazioni dei colpi non sono così variegate e francamente non c’è da stare molto a preoccuparsi di parare e contrattaccare tanto i nemici (almeno alla  difficoltà “normale” alla quale ho giocato) vengon giù come birilli… C’è da dire però che venivo da 8 mesi di Dark Souls Saga è qualcosa vorrà pur dire…

Insomma, date le premesse, ero pronto a massacrare il gioco con un voto prossimo a un 7 risicato e invece esso si è clamorosamente "aperto" una volta completato! Ebbene sì: il bello del gioco inizia quando lo finisci per la prima volta. Infatti da lì partirà nuovamente la storia ma questa volta, vista dall’ottica dei nemici con possibilità di ottenere ulteriori quattro finali! (l’ultimo aggiunto appositamente per questa versione rimasterizzata). In questo modo verranno approfondite le personalità dei protagonisti: scopriremo l’origine di Emil che sarà il boss segreto di NieR Replicant; scopriremo la personalità di Kainè, sicuramente il personaggio più caratterizzato e controverso del gioco. Scopriremo che c’è del buono laddove avevamo sempre visto il male (e viceversa). Scopriremo un mondo sull’orlo dell’annientamento dove i nemici, cioè le ombre (in realtà le anime degli esseri umani che hanno contratto un morbo misterioso) per sopravvivere, devono essere trasposti in altri "involucri" (cioè corpi di persone ancora sane). E quando a un certo punto del gioco (tra il secondo e il terzo finale) ti rendi conto che stai falciando ombre di piccole dimensioni che si muovono a gattoni e “droppano” vecchi libri scolastici o album da colorare, un senso di autentica tristezza di prende il cuore. Insomma, ennesima dimostrazione in cui il contenuto vince sul contenitore ed eleva il gioco a opera narrativa!

Un ultimo doveroso apprezzamento alla colonna sonora che va a diversificarsi in base alle diverse macroaree e ai boss, davvero superlativa. Peccato che la prima stampa sia economicamente inarrivabile… 

In conclusioni, un gioco che sente pesantemente dal punto di vista tecnico il peso degli anni ma che per contenuti è di grande attualità. 
 
Voto 8
 
Il nostromo

 
E adesso, come promesso, sotto con Dark Souls 2, in attesa di Elden Ring!
 
 
 

venerdì 10 settembre 2021

DARK SOULS REMASTERED, PS4

 



LA PERLA NERA DI MIYAZAKI


Titoli di coda su Dark Souls, il capostipite della leggendaria trilogia targata From Software, uscito su PS3 esattamente un decennio fa e cioè nel lontano 2011 e rimasterizzato per PS4 nel 2018. Dopo aver completato il terzo capitolo della serie ho deciso di restare nel “mood soulsiano” e di cimentarmi con questo gioco, descritto come uno dei più difficili dell’opera Miyazakiana. E in effetti devo constatare che l’impegno richiesto è stato sicuramente maggiore rispetto al terzo capitolo, non tanto per l’aggressività dei nemici quanto per la complessità del level design, a tratti assolutamente labirintico e disorientante! In linea di massima, il percorso in Dark Souls 3 è risultato essere molto lineare; qui invece viene data molta libertà di scelta al giocatore tant’è che potrete perlustrare da subito aree assolutamente proibitive per un personaggio sottopotenziato come sarete all’inizio del viaggio (provate a cimentarvi con le Catacombe, immediatamente disponibili dopo aver sbloccato il Santuario del Vincolo e capirete di cosa sto parlando). Il consiglio è pertanto quello di seguire il percorso in qualche modo “suggerito” dal programmatore che, a partire dalla seconda campana, porta a sbloccare la Fortezza di Sen (altra zona incubo, piena zeppa di trabocchetti allucinanti!) per poi raggiungere la leggendaria Anor Londo. Una volta sconfitto il boss di quest’area (sicuramente il più ostico del gioco) avrete un personaggio in grado di affrontare le successive aree che condurranno ai boss necessari per l’ottenimento delle anime da donare al Ricettacolo del Lord in modo da sbloccare la Fornace della Prima Fiamma ove si terrà lo scontro col boss finale. Ecco, per quanto riguarda i boss, devo dire che non li ho trovati particolarmente ispirati (forse per il più basso livello grafico) e neanche così difficili da battere. In effetti rispetto a Bloodborne o a Dark Souls 3, è stato sicuramente più arduo il percorso per raggiungere il boss che lo scontro col boss stesso. E infatti ho maledetto le volte che mi son perso nelle Profondità o che sono stato avvelenato (o, appunto, maledetto…) nella Città Infame o che son caduto nelle trappole della Fortezza di Sen mentre raramente ho imprecato contro un boss. C’è anche da dire che dopo aver completato Bloodborne e Dark Souls 3, una certa padronanza delle meccaniche del gioco le hai acquisite o comunque dai per scontato che “morire” sia l’evento più frequente del gioco, per cui, in qualche modo, affronti il tutto con molta più consapevolezza e leggerezza…

 

Anche in questo caso si è trattato pertanto di un viaggio arduo ma sempre estremamente affascinante. Il level design è qui ai massimi livelli se considerate che pressoché il 100% delle aree sono interconnesse. La resa grafica legata alla rimasterizzazione è sicuramente di ottimo livello anche se per l’ennesima volta appagherete i vostri sensi con il gameplay piuttosto che con la risoluzione grafica… Ho trascorso 4 mesi (ebbene sì il mio tempo di gioco è sempre quello per i souls…) a girovagare tra castelli, fortezze e chiese popolate da ogni possibile abominio, calcolando la lunghezza del passo da compiere (vedi Tomba dei Giganti in cui vi muoverete al buio!!), indossando la più idonea combinazione di armature e anelli (Città Infame, ad alto tasso di velenosità!), ripetendo lo stesso percorso decine di volte anche soltanto per farmare  qualche anima in più per salire di livello e avere più possibilità di sopravvivenza. Ho sconfitto tutti i boss principali e opzionali, compresi quelli dei DLC (vi segnalo a proposito una delle storie videoludiche più belle, quella del Cavaliere Artorias e del fido lupo Sif!) senza mai evocare NPG in aiuto o giocatori online, eccezion fatta per il boss di Anor Londo (che poi sono due, Ornstein e Smough), davvero proibitivo/i… La soddisfazione più grande è stata quella di sconfiggere il Drago Nero Kalameet che, come spesso succede, sembrava imbattibile al primo incontro e invece è caduto pure lui dopo neanche troppo tentativi! (In Dark Souls 3 invece ho dovuto cedere soltanto di fronte al drago Midir, il boss facoltativo del DLC The Ringed City, impossibile anche in co-op!!). Ho completato le quest di Solaire di Astora (salvandolo da morte certa in quel di Izalith), personaggio di spicco nella serie e del simpaticissimo cavaliere cipolla Siegmeyer Di Caterina, sempre pronto a battersi al nostro fianco (lo vedrete ahimè soccombere “forse” definitivamente nel terzo episodio, nella battaglia contro Yhorm il Gigante). Insomma, il viaggio è stato arduo ma, come al solito, ne è valsa la pena! Suggerisco caldamente a tutti di provare almeno una volta questa esperienza videoludica per apprezzarne tutti i risvolti più oscuri; il termine oscuro è relativo al fatto che la trama (o lore) non è mai spiegata ma “sottintesa”. Qualsiasi scelta farete (ad esempio uccidere o meno un NPC o più semplicemente rispondergli affermativamente piuttosto che negativamente) si ripercuoterà inevitabilmente sul completamento o meno di una subquest e, eventualmente, sul tipo di finale (questo in realtà vale solo per Bloodborne). Ma le gratificazioni che riceverete dopo aver superato un ostacolo apparentemente insormontabile sono inimmaginabili. Difficilmente riuscirete a farne a meno e gli altri giochi vi sembreranno “limitati” o semplicemente “giochi”. Un plauso infine alla colonna sonora, al solito di grande impatto emotivo. Ho trovato tuttavia più ipnotica quella di Dark Souls 3. Ho ovviamente acquistato il vinile per completezza.

 

In conclusione trovo che Dark Souls sia complessivamente migliore di Dark Souls 3 e se lo avessi giocato prima, probabilmente avrei apprezzato maggiormente numerose citazioni e riferimenti presenti nel capitolo finale della trilogia.

 

Sono stato tentato di completare di filata la trilogia ma ho desistito per rivolgermi a qualcosa di più rilassante. Inizierò pertanto NieR Replicant per poi dedicarmi a Dark Souls 2. Dovrei finirlo giusto in tempo per l’uscita della prossima opera di Miyazaki, The Elden Ring!

 

Voto 9.5

Il nostromo

 

domenica 18 aprile 2021

DARK SOULS 3, PS4

 


"TU SEI L'ELETTO, NEO..."


Titoli di coda su Dark Souls 3, conclusivo titolo di From Software della trilogia iniziata nel 2011 con l’omonimo primo capitolo, purtroppo mai giocato dal sottoscritto (un vero peccato perché pare che in questo terzo capitolo siano numerosi i riferimenti). Il fascino che suscitano in me queste opere (perché di opere si tratta) sono tali da avermi spinto ad acquistarle tutte (compreso Demon’s Souls, il capostipite della serie) magari anche in edizione limitata ma ahimè ho sempre desistito dal giocarci fino al giorno in cui è stato pubblicato Bloodborne su PS4 che ho platinato come dedica all’indimenticabile Capitano!

 

Innanzitutto voglio precisare che questa recensione non sostituisce ma integra quella del “Messia” pubblicata su questo blog nel 2016. Diciamo che vuole essere la dimostrazione che anche giocatori “normali” possono portare a termine questo tipo di esperienza videoludica. 

 

Partiamo dal titolo della recensione. Vi ricordate il film Matrix? Ebbene, dopo aver sconfitto il Signore dei Tizzoni vi sentirete così! Dopo una decina di tentativi andati a vuoto per sconfiggerlo, avendo appreso il move set dell’avversario ed utilizzato la build adatta allo scontro, ero in grado di anticipare le sue mosse ed è come se lo vedessi muoversi al rallentatore, come nella sequenza finale del film! Ovviamente al primo incontro l’avversario mi era sembrato una montagna invalicabile!! Questa è la bellezza dei souls! L’appagamento che ti da questo genere di vittorie è davvero il giusto riconoscimento per le tante fatiche. Nulla è impossibile per nessuno, credetemi. Per affrontare questo genere di giochi (a meno che tu sia il Messia) è semplicemente necessario avere tanto tempo da dedicarvi in esclusiva ma prima o poi arrivi al finale. Devi accettare di farti condurre da Miyazaki nel suo mondo distorto dominato da sangue, veleno, magia e... morte. Lo potremmo definire un “Trial & Error” all’ennesima potenza ambientato in un fantastico mondo dark fantasy. Non ce ne vogliano i fans di Sonic o Crash Bandicoot ma qui si parla d’altro... Non ci scorderemo mai di dirlo: i Souls sono la quintessenza del gameplay! Qui è di importanza vitale dosare la stamina, ponderare i tempi della parata e dell’attacco, saper scegliere se sia meglio la parata o la capriola, se essere aggressivi o difensivi, se equipaggiare la spada lunga o corta, se andare avanti o darsela a gambe levate e queste scelte non sono da farsi solo una volta per tutte ma in moltissimi frangenti del gioco per cui devi anche essere in grado di mutare strategia, se necessario.

 

Partendo da questi presupposti sembrerebbe quasi che il gioco non abbia punti deboli ma non è così. Il primo difetto è quello che io definisco “effetto presepe”: ogni volta che morirete ritroverete tutti gli avversari posizionati nello stesso posto in cui li avevate visti all’ingresso dell’area di gioco. Miyazaki in Bloodborne aveva cercato di ovviare a questo problema con i “livelli procedurali” dei Chalice Dungeons, vi ricordate? Devo dire che il risultato non fu strabiliante anzi, personalmente, mi aveva un po’ stranito... E poi, diciamocela tutta: il presepe ha sempre il suo fascino, no?

Altri aspetti negativi anche se ormai sostanzialmente innati alla serie sono le solite compenetrazioni poligonali, l’effetto “rag doll” dei nemici uccisi, un funzionamento “non proprio ottimale” della telecamera contro avversari particolarmente corpulenti (un esempio su tutti è la boss-fight col Re Senza Nome, nella prima fase in cui si affronta il drago, assolutamente impossibile da inquadrare!). Tuttavia questi storici peccatucci della serie, non andranno minimamente a inficiare la perfezione delle meccaniche di gioco e nella stragrande maggioranza dei casi, se perirete, sarà per colpa vostra e non di un fastidiosissimo bug. Ma al solito, accetterete l’evento e vi rialzerete più forti di prima, statene certi!

 

Si apre così il capitolo della famigerata difficoltà del gioco. L’unico mio termine di paragone è Bloodborne che per me è stato un vero e proprio bagno di sangue (nel verso senso della parola); ebbene, a conti fatti, Dark Souls 3 mi ha dato molti meno problemi. In particolare ho trovato i boss di Bloodborne molto più difficili da affrontare, con qualche eccezione ovviamente. Ma probabilmente la vera differenza sta nel fatto che allora si trattava della mia prima esperienza con un “souls” mentre adesso certe meccaniche le avevo acquisite per cui spesso sapevo cosa aspettarmi. Inoltre spesso è stato possibile evocare NPC incontrati in precedenza (cosa che in Bloodborne non credo fosse possibile) che in verità danno una grossa mano in questi momenti topici. Perciò il suggerimento è quello di sviscerare tutto lo sviscerabile ed esplorare il mondo di gioco il più possibile prima di affrontare il boss di turno per raccattare più amici possibili. In ultima istanza c’è, come al solito, la possibilità di evocare qualche gamer online a darvi una mano se proprio l’avversario dovesse risultare insormontabile (io, lo ammetto, ho chiesto un aiuto contro il Re Senza Nome...) A proposito, nonostante il gioco abbia quasi 5 anni, la community mi è parsa ancora abbastanza vivace tant’è che spesso ho subito anche “invasioni” da parte di altri utenti online!

 

Entrando appunto nel discorso boss, li ho trovati tutti orribilmente concepiti (è chiaramente un complimento) e quasi tutti magnificamente disegnati! Un esempio su tutti: quando ho affrontato per la prima volta i Diaconi delle Profondità con tanto di organo di sottofondo, mi stavo commuovendo per la genialità della scena. E’ questa incredibile commistione mostruosa tra sacro e profano il vero punto di forza del lore di Dark Souls. Il tutto è sempre avvolto da un’aura mistica e misteriosa estremamente affascinante. 

 

Per quanto riguarda l’aspetto grafico, c’è stato un netto miglioramento rispetto ai precedenti capitoli come del resto era logico aspettarsi (DS 1 e 2 sono usciti su PS3). In linea di massima, come già osservato in Bloodborne, ho trovato molto più ispirate le aree di gioco ambientate nei castelli, nelle chiese e nei dungeon (la prigione di Irithyll è a dir poco claustrofobica) mentre le zone all’aperto sono risultate ancora una volta molto meno evocative. Certo che alcuni scorci con rovine fatiscenti illuminate da eclissi solari sono state da brividi. Così come la scalinata in marmo bianco di Anor Londo è fantastica e posso immaginare l’emozione che abbia suscitato in chi già l’avesse apprezzata nel primo episodio!

 

Dulcis in fundo, la colonna sonora del gioco: assolutamente epica ed evocativa. Ogni boss ha il suo pezzo dedicato così come le varie aree “statiche”. Quella dell’altare del vincolo è assolutamente ipnotica e rilassante ed infatti è l’unica zona del gioco in cui non puoi essere attaccato). Ovviamente, anche in questo caso ho comprato il disco in vinile da inserire nella mia collezione.

 

In conclusione non posso parlare di “degna conclusione della trilogia” non avendo giocato gli altri due capitoli ma posso tranquillamente raccomandarvi questo titolo alla stregua di Bloodborne come esperienza videoludica da provare almeno una volta nella vita. Rispetto a Bloodborne mi è sembrato decisamente più “morbido” per cui credo che anche i più timorosi come me o i neofiti del genere possano provare a cimentarsi con un Souls-like a partire da questo capitolo.

 

E ricordate: “Come ogni buona cenere, sempre alla ricerca del fuoco...” (sorella Friede, dal DLC “Ashes Of Ariendel”)

 

Voto 9.25

Il nostromo

 

 

martedì 8 dicembre 2020

GHOST OF TSUSHIMA, PS4

 


VA DOVE TI PORTA... IL VENTO


Titoli di coda per Ghost Of Tsushima, ultima produzione degli americani Sucker Punch, quelli della serie Sly Cooper e Infamous, per intenderci. Il titolo, che peraltro sarà per il sottoscritto l’ultimo gioco dell'attuale generazione (tra i titoli ancora in lavorazione in effetti mi interessa anche NieR Replicant, in uscita per aprile 2021 ma è un remake di un gioco del 2010 mentre eviterei volentieri Cyberpunk 2077...) mi ha favorevolmente stupito! Probabilmente sono influenzato dal fatto che il Giappone con tutto il suo immaginario mi ha da sempre affascinato ma sicuramente questo gioco ha svariate frecce al proprio arco che vado ad elencarvi.

Innanzitutto graficamente è stupendo. Tralasciando la ripetitività degli ambienti interni (capanne dei mongoli, abitazioni dei contadini giapponesi, templi vari...) la natura dell’isola di Tsushima è riprodotta in maniera sublime con una palette cromatica di un livello mai visto su console. A mano a mano che libereremo l’isola di Tsushima partendo dal sud ci troveremo a vivere scenari paesaggistici con una bellezza da realtà virtuale, passando da stagioni primaverili/estive (al sud) a autunnali/invernali (centro/nord) per cui viaggeremo da immensi campi pieni di fioriture coloratissime a stupende lande innevate. Ma la vitalità verrà offerta dal vento, il vero protagonista del gioco. Infatti scorrendo il dito verso l’alto sul touch pad, una forte brezza andrà a scuotere il manto vegetale che sta dinnanzi a noi indicandoci la direzione da seguire e soprattutto rendendolo assolutamente vivo! Posso dire chiaramente che ci troviamo di fronte al “miglior vento mai visto su console” anche se a scrivere queste cose mi viene un po’ da ridere... A parte l’aspetto puramente visivo, anche il comparto audio è di ottima fattura potendo vantare una colonna sonora a tratti davvero epica. Ah, vi raccomando peraltro l'audio in Giapponese per un'esperienza sicuramente più immersiva.


Altro aspetto positivo del gioco è che è divertente, sarà banale ma è così. Le numerose ore dedicate sono trascorse con grande leggerezza (a differenza ad esempio di The Last Of Us 2... A tale proposito segnalo che proprio per questo motivo quest’ultimo gioco ha perso il terzo posto sul podio, che cederei a God Of War) e vi troverete ad affrontare una quest secondaria dopo l’altra senza neanche accorgervene. Sotto questo aspetto lo avvicino molto a Spiderman e infatti il voto finale sarà simile. 


Passando agli aspetti negativi, ho trovato le meccaniche di combattimento un po’ troppo semplicistiche. L’intelligenza artificiale dei nemici è a dir poco ridicola e le morti del protagonista si conteranno sulle punta delle dita (almeno a difficoltà normale). Sotto questo aspetto lo avvicino invece ad Assassin’s Creed, il titolo a cui sicuramente più di ogni altro questo gioco si ispira. E in effetti, proprio per i motivi sopracitati, vi ritroverete già alla fine del primo terzo del gioco (liberazione della regione sud di Tsushima) con un livello del personaggio tale da poter affrontare quasi spensieratamente qualsiasi tipo di nemico vi si pari davanti... 


Altro aspetto negativo riguarda la trama nel senso che la narrazione che precede il finale è molto più intrigante rispetto allo spiegamento degli atti finali stessi. In sostanza si ha sempre l'impressione che il contenitore prevarichi nettamente sul contenuto. E a nulla è valso l'inserimento del marchio di fabbrica degli sviluppatori, ovverosia le scelte (decisione buona vs decisione cattiva) in occasione dei dialoghi. Infatti non hanno alcun impatto sullo svolgimento della trama purtroppo... 

 

Pertanto, se amate il Giappone feudale dei samurai, i giochi di azione in terza persona (e siete stanchi dell’offerta Ubisoft...) e se non volete essere frustrati da livelli di difficoltà da hardcore gamer, questo gioco potrebbe riservarvi delle belle soddisfazioni! 

 

Voto 9

 

Il nostromo